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Il permesso – 48 ore fuori Download Streaming HD

Il permesso – 48 ore fuori è un film di genere noir, drammatico, thriller del 2017, diretto da Claudio Amendola, con Claudio Amendola e Luca Argentero. Uscita al cinema il 30 marzo 2017. Durata 91 minuti. Distribuito da Eagle Pictures.

DATA USCITA: 30 marzo 2017
GENERE: Noir, Drammatico, Thriller
ANNO: 2017
REGIA: Claudio Amendola
ATTORI: Claudio Amendola, Luca Argentero, Valentina Bellè, Giacomo Ferrara, Valentina Sperlì, Antonino Iuorio, Ivan Franek, Alessandra Roca, Massimo De Santis, Stefano Rabatti, Andrea Carpenzano, Gerry Mastrodomenico, Alice Pagani
PAESE: Italia
DURATA: 91 Min
DISTRIBUZIONE: Eagle Pictures
REGIA: Claudio Amendola
SCENEGGIATURA: Giancarlo De Cataldo
FOTOGRAFIA: Maurizio Calvesi

MONTAGGIO: Roberto Siciliano
MUSICHE: Paolo Vivaldi
PRODUZIONE: Prodotto da Claudio Bonivento, Federico Carniel e Claudia Bonivento.
Una Produzione Carnielboniventofilm.


TRAMA IL PERMESSO – 48 ORE FUORI:

Claudio Amendola, alla sua seconda regia, è il burattinaio di tre uomini e una donna di età ed estrazione sociale differenti, che devono decidere come utilizzare questa breve finestra di libertà prima che si richiuda.
A Luigi, Donato, Angelo e Rossana sono state concesse 48 ore di permesso fuori dal carcere di Civitavecchia. Per motivi differenti si trovano in galera, dove devono scontare il loro debito con la giustizia. Ma adesso sono fuori, e devono decidere in che modo spendere il poco tempo che gli è stato concesso. Vendetta, redenzione, riscatto, amore. Una volta usciti ognuno di loro dovrà fare i conti con il mondo che è cambiato mentre erano dentro.
Luigi (Claudio Amendola), per esempio, è spinto dall’urgenza di dover risolvere un serio problema: salvare un figlio 25enne che si è cacciato in guai seri cercando di ripercorrere, senza averne la stoffa, le sue orme nel mondo della malavita. Donato (Luca Argentero), nonostante si muova in contesti duri e violenti, viene a sua volta spinto ad agire dal’amore, perché deve salvare sua moglie che è stata costretta a prostituirsi da uomini che facevano parte del suo giro. Rossana e Angelo (Valentina Bellè e Giacomo Ferrara): lei è una rampolla dell’alta società, ribelle fin dall’adolescenza, che, provocando un enorme scandalo, è stata arrestata con dieci chili di cocaina e sta scontando una lunga pena. Rossana è sfinita, non ne può più di quella vita e quando si ritrova provvisoriamente libera è determinata a non tornare più dietro le sbarre, sicura che la ricchezza della sua famiglia la salverà e la proteggerà. Angelo è stato arrestato in seguito a una rapina e durante la sua prigionia si sta specializzando in “verde ornamentale”, coltivando la speranza, una volta scontata la sua pena, di convincere i suoi amici di scorribande ad allestire una cooperativa e a cominciare una nuova vita normale.

Recensione:
Sì, d’accordo, il curling, la solidarietà e l’amicizia maschile, la tenerezza di Antonello Fassari ed Ennio Fantastichini, la commedia e la sceneggiatura di Edoardo Leo da cui è nato La mossa del pinguino. Ma anni su set televisivi e cinematografici dove la parola “azione” indicava anche il territorio nel quale ci si muoveva hanno indirizzato il gusto personale di Claudio Amendola verso il noir, le pistolettate, le spirali di morte da cui è impossibile uscire e i poco di buono (che fossero implacabili mafiosi o ruvidi tipacci da western). Così, per la sua seconda regia, l’attore romano si è mosso all’interno di uno scenario criminale, anche se in una zona di confine fra colpa e redenzione, accettazione e regolamento di conti, “dentro” e “fuori”. Fuori dal carcere, innanzitutto, perché i quattro protagonisti de Il permesso la prigione in effetti la abbandonano, seppure per 48 ore, per riassaporare i semplici piaceri della vita o per ristabilire un ordine ormai irrimediabilmente compromesso.

E’ diviso in due, o attraversato da due spinte contrarie – che sono la rottura di un meccanismo e la predestinazione alla colpa – il racconto del poco tempo fuori dalle sbarre di Donato, Luigi, Angelo e Rossana, che ritrovano gli affetti sinceri o un po’ sghembi di sempre o non riescono a rassegnarsi all’idea di averli persi. Da persone che hanno, se non il male, comunque l’illegalità tatuata addosso, possono tutti scegliere se abbandonare il gioco della vendetta e del “non si fa” oppure inventarsi una vita nuova non seguendo i percorsi obbligati che l’appartenenza a un determinato contesto sociale impone. E anche se i personaggi adulti sembrano avere la strada segnata perché contaminati dal lato oscuro della delinquenza, la speranza nel film c’è (eccome se c’è), ed è nei “no” di Angelo e Rossana, ragazzo semplice ma neolaureato lui, ragazza ricca, stralunata e ribelle lei, uniti dal sogno di trovare una strada e un amore.

Amore: ecco la parola chiave de Il permesso, il fil rouge che garbatamente lo attraversa, perché questo film orgogliosamente indipendente – ben scritto da Giancarlo De Cataldo e Roberto Jannone, e ben fotografato da Maurizio Calvesi – è una pacata celebrazione del sentimento più puro che ci sia, e che è rivolto verso un un figlio che ha preso una cattiva strada o una moglie scomparsa. Oppure è un’emozione che si sta cominciando ad assaporare.

Delle quattro vicende, funzionano meglio quelle dei ragazzi (che peraltro si incrociano), forse perché meno prevedibili e rinfrescate dalla verve dei bravi Giacomo Ferrara e Valentina Bellé. Eppure l’attore più sorprendente – in virtù di una completa aderenza all’uomo è stato chiamato a interpretare e al suo dolore – è Luca Argentero, che presta la propria anima e la propria dedizione di attore “umile” a un trentacinquenne accecato dalla rabbia e dalla frustrazione, un personaggio a tutto tondo con il viso e lo sguardo sempre cupo, i muscoli tirati e una smania continua di andare. Come lui, anche il pluriomicida Luigi ha una missione da compiere, ma Amendola sceglie per sé le parole e la filosofia di un gangster che è diventato semplicemente un padre di famiglia che sbuccia la frutta a tavola sognando una vecchiaia in tranquillità e al sole. Anche questo ex cattivo ci piace.

E’ un film stringato Il permesso, e curato nell’alternanza fra le varie storie, che scivolano l’una dentro l’altra e che si distinguono fra loro stilisticamente senza che il contrasto sia però esagerato. Ognuna sa di verità ed è romana solo perché Roma è la patria del regista. Più che essere onnipresente, stilosa e pulp, la città che lo stesso De Cataldo adora rappresentare fa capolino di tanto in tanto e a volte sembra perfino un luogo altro. Al Samurai di Suburra, insomma, non interessano gli antieroi di borgata con i loro romanzi e le loro agiografie, ma solo le persone vere. Questa spinta è sufficiente a fare della seconda regia di Claudio Amendola qualcosa di nuovo, che non tradisce il genere né tantomeno ci gioca, ma più semplicemente è fatto della stessa sostanza della sincerità.

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