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nel rione Sanità con Roberto Saviano

Napoli, giorni nostri. Il quindicenne Nicola (Francesco di Napoli) e i suoi amici, residenti nel quartiere Sanità, decidono di prendere il controllo del crimine organizzato nella zona, sfruttando vuoti di potere e conflitti tra diverse bande/famiglie. I ragazzini diventano gradualmente più spavaldi e temerari, passando dallo spaccio di marijuana presso i campus universitari all’uso di armi da fuoco per farsi valere.
I soldi abbondano, con essi però arrivano anche ritorsioni e paranoie, e Nicola inizierà a rendersi conto di essere entrato in un mondo più grande di lui, che non è in grado di controllare, soprattutto quando le rivalità tra gang di quartiere incideranno sulla sua vita sentimentale…

Quei bravi ragazzi(ni)

Roberto Saviano ha dato alle stampe La paranza dei bambini, il suo terzo romanzo (e il primo interamente di finzione), nel 2016. Un ritorno alle storie camorristiche ma ad altezza bambino, giocando sul doppio significato del termine “paranza” (letteralmente pesci non ancora adulti e di piccole dimensioni, ma in gergo criminale partenopeo “un gruppo armato”) e dando una lettura molto personale e a tratti beffarda del concetto del romanzo di formazione. A tre anni di distanza dall’uscita del volume, edito da Feltrinelli, La paranza dei bambini arriva anche al cinema, con tanto di prestigiosa collocazione nel concorso della sessantanovesima Berlinale come unico candidato italiano all’Orso d’Oro. Saviano ha curato la sceneggiatura insieme a Maurizio Braucci e al regista Claudio Giovannesi, veterano sia del mondo dello scrittore napoletano (ha diretto due episodi di Gomorra – La serie) che delle storie a tema giovanile (vedi alle voci Fiore e Alì ha gli occhi azzurri).
In mano sua le esperienze di Nicola e dei suoi amici diventano un teen gangster movie dai toni leggermente irreali, con un’atmosfera meno cupa del solito e un’energia adolescenziale che detta il ritmo euforico di un racconto che è quasi una versione “ridotta” della parte di Quei bravi ragazzi in cui viene mostrata l’opulenza della vita da boss, con la sensazione di stare sulle nuvole.

Certo, il ritorno (brusco) sulla terra è dietro l’angolo, ma nel complesso, grazie al carisma dei giovanissimi interpreti, tutti alle prime esperienze davanti alla macchina da presa, il clima è gioioso, quasi goliardico: si rimorchia, ci si dà ai videogiochi, si comprano vestiti “ganzi”, si va su YouTube per imparare a usare la pistola. Il tutto rigorosamente ad altezza bambino, compresa la percezione delle figure autoritarie adulte: quando un attempato boss agli arresti domiciliari suggerisce a Nicola di diventare calciatore se vuole fare soldi, il ragazzo non può che ridere.
Questo è un mondo diverso, un microcosmo dove la legge è soggetta a interpretazioni multiple, rigorosamente in napoletano (ma rispetto al Gomorra di Matteo Garrone la percentuale di dialoghi che richiedono i sottotitoli è minore).

I bambini (non) sanno

Solo a tratti la sospensione dell’incredulità, alimentata da quel tono giovanile e per certi versi fiabesco, vacilla leggermente (la madre di Nicola è al centro di un momento alquanto inverosimile nella seconda metà del film), ma si tratta di deviazioni minori lungo un percorso perversamente affascinante. Un sentiero dominato dalla performance naturale, spontanea e ipnotica di Francesco di Napoli, esordiente che, come il suo personaggio, si muove in un ambiente nuovo, quello del cinema, collocato però nelle vie del rione che conosce da sempre. Un rione dove tutto è rimpicciolito ma comunque tangibile e adrenalinico, dai duelli agli inseguimenti, quasi uno spin-off di Gomorra sulle nuove generazioni.

Piccoli gangster crescono (o forse no) e la loro maturazione procede di pari passo con la trasformazione del lungometraggio, dove la cruda realtà si impone piano piano sui sogni di ville, festini, cocaina e donne a palate. Al gioco del calcio si preferisce il gioco della pistola, e i giovani attori si cimentano con il gioco del cinema, al servizio di un cineasta che raggiunge la piena maturità artistica con un film gioioso e libero, ma anche complessivamente rispettoso di uno squarcio di realtà che rimane tragicamente attuale.

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