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la ragazza nella nebbia

La ragazza nella nebbia

La ragazza nella nebbia è un film di genere giallo del 2017, diretto da Donato Carrisi, con Toni Servillo e Alessio Boni. Uscita al cinema il 26 ottobre 2017. Durata 127 minuti. Distribuito da Medusa Film.

DATA USCITA: 26 ottobre 2017
GENERE: Giallo
ANNO: 2017
REGIA: Donato Carrisi
ATTORI: Toni Servillo, Alessio Boni, Lorenzo Richelmy, Galatea Ranzi, Michela Cescon, Lucrezia Guidone, Daniela Piazza, Thierry Toscan, Jacopo Olmo Antinori, Antonio Gerardi, Greta Scacchi, Jean Reno
PAESE: Italia
DURATA: 127 Min
DISTRIBUZIONE: Medusa Film
REGIA: Donato Carrisi
SCENEGGIATURA: Donato Carrisi
FOTOGRAFIA: Federico Masiero
MONTAGGIO: Massimo Quaglia
MUSICHE: Vito Lo Re
PRODUZIONE: Colorado Film


TRAMA LA RAGAZZA NELLA NEBBIA:

La ragazza nella nebbia, thriller firmato Donato Carrisi, vanta un cast stellare capitanato da Toni Servillo, al fianco di Jean Reno e Alessio Boni.
Un banco di nebbia fitta avvolge il paese di Avechot, nella piccola valle incuneata tra le Alpi. La nebbia che ha inghiottito le case e le strade si abbatte anche sull’auto dell’agente Vogel: la vettura finisce in un fosso e l’uomo, pur essendo uscito incolume dall’incidente, ha i vestiti ricoperti di sangue. Smarrito, senza ricordi delle ultime ore, Vogel viene seguito da uno psichiatra insieme al quale ripercorre gli ultimi turbolenti mesi della sua vita. Bisogna tornare indietro alla scomparsa della sedicenne Anna Lou, capelli rossi, lentiggini sulle guance: la pista della fuga volontaria si incrocia con quella del rapimento, e la risonanza mediatica assunta dal caso richiede l’intervento dell’agente speciale. Abile nel pilotare l’attenzione di Tv e giornali, il modus operandi di Vogel prevede la “santificazione” della vittima e al contempo la creazione del fantomatico mostro che ne ha spezzato l’esistenza. Il profilo del pacifico professor Martini è perfettamente calzante con la descrizione dell’uomo che Vogel cerca, il colpevole ideale da dare in pasto all’audience. Eppure, ancora troppi interrogativi restano aperti: perché, dopo gli eventi di alcuni mesi prima, Vogel si trova ad Avechot? Qual è la causa dell’incidente? E a chi appartiene il sangue sui suoi vestiti?

Recensione:
“Ricordate” – dice il professore di italiano Loris Martini a una classe di liceali che aspettano il suono della campanella – “è il cattivo che fa la storia”. E ancora: “Non sono gli eroi che determinano il successo di un’opera, è il male il vero motore di ogni racconto”. Queste “parole sante” riassumono la poetica di autore di romanzi noir di Donato Carrisi, che non abita nell’immaginario paesino di montagna di Avechot ma arriva dall’assolata Martina Franca e che soprattutto il male lo sa rappresentare per davvero, perché solo chi ha paura può parlare con cognizione di causa della paura e di ciò che la scatena, e l’inventore de “Il Suggeritore”, lo sappiamo, ha sempre amato definirsi un inguaribile “fifone”.

Ora, il fifone in questione sa che nell’ambito di una certa letteratura e di un certo cinema le brave persone non esercitano alcun fascino e che il male di cui sopra può avere innumerevoli facce. Ne La ragazza nella nebbia, per esempio, si avverte ma non si vede, e questo perché trascende gli eventi e si confonde con uno stato d’animo che si identifica sia con un istinto animale che con una reazione alla noia. Il male può anche essere banale, in quanto scatenato dal bisogno di denaro, oppure sottile e luciferino, come quando coincide con il nefasto operato dei media, che spettacolarizzano il crimine innescando un circolo vizioso in cui sono coinvolti tanto la giustizia quanto la gente comune. Ecco, è questo lo spunto più interessante del film: l’implacabile strumentalizzazione di una tragedia personale da parte di chi investiga e di chi dovrebbe fare cronaca. Il romanzo insiste sul concetto, la sua trasposizione un po’ meno. Peccato, ma il messaggio arriva ed è potente.

Sempre Loris Martini, in un altro punto del libro, spiega agli studenti: “La prima regola di un grande romanziere è copiare”. E’ ancora Donato che parla attraverso il dimesso insegnate dalla barba incolta. Per la sceneggiatura de La ragazza nella nebbia lui ha imitato se stesso, stando attentissimo a non trascurare gli snodi narrativi fondamentali, ma parlando un linguaggio molto più cinematografico di quello che caratterizza i suoi romanzi. Però, chi ha letto il libro ha l’impressione di trovarsi di fronte una sua versione più stringata – una specie di Bignami – e che quindi Carrisi non sia riuscito veramente, come invece sostiene, a “uccidere lo scrittore”, a eliminarlo con un colpo di pistola subito dopo aver deciso di cambiare forma di espressione. Perché diciamocelo: nella maggior parte dei casi, la maniera migliore per adattare un’opera letteraria è tradirla.

Il nostro uomo forse non ne ha avuto il coraggio. Del resto, come si fa ad allontanarsi troppo da personaggi succosi come Vogel, Martini e Flores? Chi mai avrebbe voglia di torcere loro un capello? Solo un estraneo potrebbe “malmenarli” un po’, o lasciare indietro Martini a favore di Vogel, Agente Speciale dai metodi poco ortodossi così meschino eppure così affascinante nel suo disprezzo per il cattivo gusto di un branco di paesani rozzi e ottusi. Come pubblico cinematografico, e non più come lettori, avremmo voluto seguire quasi sempre lui, perché in un film è difficile identificarsi in un protagonista e poi ricominciare da capo con un altro, anche se Alessio Boni fa egregiamente il suo lavoro e anche se, nella scena iniziale, il “Dio Servillo” sembra soffrire il carisma di Jean Reno e sfiorare l’affettazione, salvo poi rubare la scena ai suoi colleghi italiani fino alla fine de La ragazza nella nebbia.

Torniamo all’atto del copiare, che è lecito anche quando si dirige un film, soprattutto un primo film. Donato Carrisi lo fa con grande umiltà e si diverte, si diverte a dare un tocco vintage all’ambiente in cui si muovono i suoi personaggi, omaggiando per esempio le divise dei poliziotti di Fargo, l’Overlook Hotel di Shining e gli interni della prima stagione di Twin Peaks, consapevole anche di quanto siano inquietanti le location montuose sul grande schermo. Il gioco gli riesce, e la sua storia beneficia di un’atemporalità che le conferisce universalità.

Universale La ragazza nella nebbia lo è anche perché non si muove mai oltre i confini del genere, il che assicura al film una giusta stringatezza. Seguendo regole narrative che ben conosce, Carrisi non è mai pretenzioso, non sbrodola mai nell’apologo morale né si affida al gioco di attori consumati per riempire eventuali buchi di sceneggiatura. Come un’indagine, la sua storia va dal punto A al punto B, prendendosi qualche bella licenza poetica e facendo sperare bene per un’opera seconda, in cui vorremmo trovare più disordine, coraggio, qualche lentezza o non necessaria digressione e magari un po’ di sana incoscienza.

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