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Free! Dive to the Future – Recensione anime

Ci risiamo, torna l’estate e con essa i nuotatori tutti muscolacci e patemi d’animo di Free!. E a un certo punto l’estate finisce, e con essa vanno via anche i suddetti giovanotti. Sono passati ben cinque anni da quando i bei virgulti di casa KyoAni hanno fatto breccia nelle nostre vite e nonostante un calo di popolarità (fisiologico? Sì, no, forse) abbastanza evidente, continuano a occupare un posto nel cuore di migliaia di persone nel mondo.
Ora che Free! è arrivato alla conclusione della sua terza serie televisiva, proviamo a tirare le somme di questo (psico) dramma giovanile fatto di muscoli, lacrimoni, abbracci, patemi e… nuoto! Sì, anche di nuoto!

La serie è stata trasmessa da Crunchyroll con sottotitoli in italiano.
 

 

I swim for the team. We swim together. I believe in my team. We are EVER BLUE
(Ever Blue)

 

Nel 2014, con la fine di Eternal Summer, avevamo salutato la compagnia di nuotatori al momento del diploma di Rin, Haru e Makoto, con le impellenti decisioni sul proprio futuro a battere insistentemente alle loro porte. Ognuno aveva trovato la propria strada verso il futuro e noi spettatori non desideravamo altro che una terza serie in cui i nostri adoni avrebbero affrontato le olimpiadi. Il 2015 ci delizia invece con la pellicola High Speed Starting Days, che racconta le vicissitudini di Haru e Makoto ai tempi della scuole medie, quando con Ikuya e Asahi, formano la loro prima vera squadra. Il 2017 è l’anno della doppietta cinematografica Timeless Medley, che comprende due film riassuntivi, Kizuna e Yakusoku, incentrati rispettivamente sulle accoppiate Haru/Makoto e Rin/Sou. Nello stesso anno è Take Your Marks a riportarci esattamente alla fine di Eternal Summer con i nostri eroi pronti ad iniziare una nuova vita lontani dalla tranquilla Iwatobi.
 

L’annuncio di una terza serie si fa attendere ma è sempre più nell’aria, e nel luglio 2018 torniamo a rinfrescarci con Free! Dive to the Future, terza serie canonica e, prima e finora unica, terza serie TV di uno stesso brand di casa KyoAni. Un record niente male. In questa occasione la casa d’animazione di Kyoto decide di riportare in scena tutti i personaggi apparsi finora, compresi quelli di High Speed, nel tentativo di creare un’opera corale che metta insieme tutti i temi proposti finora da Free!.

In un anno ricco di sequel (Stein;Gate, Full Metal Panic, Card Captor Sakura, L’attacco dei giganti, Tokyo Ghoul) è riuscito Dive to the Future a trovare la sua ragion d’essere?

 

In questo sogno in cui nuoto nel cielo, i sentimenti che non riesco a reprimere stanno traboccando, vado avanti, anche se dovessi continuare a correre da solo, porterò questi legami e sentimenti con me
(Heading to Over)
 

Free! Dive to the Future porta sullo schermo tutto ciò che finora il brand aveva offerto al suo pubblico, ossia una storia di crescita e formazione basata sui legami, sui rimorsi, sulle promesse, sulle emozioni ma soprattutto sulla voglia di essere “free”. Un po’ come palesa il titolo del primo film di Timeless Medley, che per l’appunto si chiama Kizuna (legami), anche questa terza stagione ci racconta il desiderio di libertà dei suoi protagonisti, personaggi per i quali i vincoli d’affetto che li legano l’uno all’altro assumono un valore pervasivo, che circonda la loro persona in tutto il suo essere.
In Free!, kizuna è una promessa, una persona, una sensazione, un rimpianto, un’emozione, un desiderio: kizuna è ciò che siamo diventati, tutto è kizuna.

I legami però, se troppo stretti rischiano di diventare catene che feriscono e imprigionano, impedendo all’innata voglia di free di liberarsi. Lo sa bene il Rin della prima serie, lo sa l’Haru della seconda, lo sa Ikuya di questa terza, che fin troppo legato a una promessa significativa e alla delusione procurata dal suo infrangersi, si chiude in se stesso cercando la forza di andare avanti da solo, in maniera  tipica del suo personaggio, che sarà sì cresciuto rispetto ai tempi di High Speed, ma che continua ad essere un ragazzo immaturo alla ricerca del suo posto nel mondo.
 

 

Sin dalla prima serie, Free! ha trattato l’argomento riproponendolo con personaggi diversi ma che in sostanza vivono lo stesso dramma: ed è qui che la prima metà della serie si incarta su se stessa riciclando un espediente già visto per ben due volte, senza sforzarsi nemmeno di trovare un modo più furbo e/o intelligente di proporlo. Ikuya ricorda fin troppo il Rin della prima serie, non certamente per carattere o per contesto, ma per il modo (sbagliato) di affrontare i problemi con se stesso e con gli altri. E mentre Rin, con il suo caratteraccio sanguigno ci offriva dei momenti di confronto e competizione, Ikuya si limita a nascondersi, a fare il passivo e a sbottare contro l’unica persona che gli è rimasta amica. Un quadretto che oltre a sapere di già visto, diventa velocemente ammorbante e noioso.

 

Se sono nato per essere un vincitore, in questa stessa città, in questo stesso momento, allora continuerò a credere quanto voglio in questo stupido sogno

(Heading to Over)
 

Se quindi Dive to the Future parte da buonissime premesse (l’ambiente universitario, i tanti personaggi da approfondire), affonda la prima metà serie su un cliché già abusato dalla serie stessa. Insomma, il problema di questa stagione di Free! è che si è intrappolata nel suo stesso messaggio: è Free! a non essere free. Di contro però abbiamo trovato un Haru decisamente in forma nel suo character development, un Haru che, al contrario delle serie precedenti, non accetta passivamente le situazioni problematiche ma che fa di tutto per cercare di mettere le cose a posto.
Purtroppo la sua crescita viene messa in secondo piano dall’ammorbante storia di disagio di Ikuya e Hiyori, una coppia che, al confronto, fa sembrare perfettamente sana la relazione dei vecchi tempi tra Haru e Makoto. Paradossalmente il rinnovato Haru non riesce ad esprimere se stesso poiché se la trama gli avesse concesso di farlo, la vicenda Ikuya si sarebbe chiusa al primo episodio (e male non sarebbe stato) e al pensiero gli sceneggiatori avranno iniziato a sudare freddo, per cui, onde evitare l’ulcera (per poi farla venire a noi) hanno ben pensato di usare Hiyori come un blocco che impedisse al povero Haru comportarsi come ogni ragazzo normale della sua età. Ma lui ormai non è più lo sgombro passivo che avevamo conosciuto, adesso che è un vero delfino guizza di qua e di là finché non arriva dove vuole, e lì mostra i dentini affilati accuratamente in questi anni.

 

Free Dive to the future 4

Quanto detto finora è il difetto che affligge la prima metà della serie, e oso dire, l’unico di tutti i 12 episodi. Se è pur vero che in mezzo ci sono stati episodi più che buoni (quello dedicato a Rin, l’altro sulla Iwatobi ma anche il conclusivo della questione stessa di Ikuya) resta comunque il rimpianto per una porzione di serie sprecata, che poteva essere trattata in maniera più veloce o comunque diversa.

Passato il morbo di Ikuya però la serie si riprende e alla grandissima. Dopo l’iniziale strafalcione, Dive to the Future diventa tutto quello che di Free! abbiamo sempre amato: la voglia di competere e riuscire, il senso di impotenza, l’impegno, la speranza, la rabbia e la delusione, tutti sentimenti che toccano e avvolgono i nostri beniamini rendendoli protagonisti delle loro storie.
 

Dov’è la luce in cui vogliamo tuffarci? Barcollando nel futuro che ci è sfuggito, questo momento che abbiamo ottenuto è il posto in cui risplendiamo davvero
(Aching Horns)

 

Dopo Haru anche tutti gli altri personaggi mettono in mostra la loro caratterizzazione, il loro sviluppo e ciò che sono diventati dopo tanti anni passati insieme. Basti pensare allo splendido episodio dedicato a Rei e Nagisa, i quali in questa serie hanno avuto poche apparizioni ma buone, un salto di qualità non indifferente rispetto ad Eternal Summer che li aveva praticamente relegati a due puntate contentino neanche troppo riuscite.
E fino alla fine Dive to the Future smentisce quelle che era una perplessità condivisa, ossia il fatto che non ci sarebbe stato tempo e modo di dedicarsi a tutti i personaggi. Certo di qualcuno abbiamo goduto meno di quanto sperassimo (Rin, dovevate metterci più Rin!!! E anche il miracoloso Sou!!!) ma tutti hanno dato quanto potevano e hanno mostrato fin dove sono arrivati, e di questo non possiamo che gioirne (almeno noi che guardiamo Free! con un affetto da mamme chiocce).

Non dimentichiamo che Free! è sempre stata una serie in un certo senso sentimentale e anche stavolta si è espressa in tal senso, con qualche caduta e qualche eccesso, certo, ma se guardiamo indietro con un po’ di razionalità, ci ricorderemo che è sempre stata così, con i suoi pregi e i suoi difetti.
 
Questa terza stagione lascia un po’ l’amaro in bocca per quello che è stato nella prima metà, qualcosa che poteva essere gestito meglio ma che comunque serviva alla trama per riportare in scena determinati personaggi e riunire il gruppo per poi farlo ripartire con un certo mood verso le competizioni.
Che si potesse fare qualcosa di meglio o comunque di diverso è indubbio, ma le sceneggiature devono rispettare determinati criteri e rientrare nei tempi previsti per la serie in oggetto, per cui, immediatamente dopo la visione dell’ultimo episodio, non me la sono sentita di criticare del tutto il lavoro fatto per Dive to the Future
Si tratta di una serie quasi di passaggio, un tuffo verso il futuro, non un tuffo nel futuro, e quello che abbiamo visto in questi 12 episodi è servito a prepararci, presumibilmente, a un gran finale.
 

A livello tecnico ritroviamo in Dive to the Future la solita, ottima KyoAni, che mantiene un ottimo livello tecnico per tutta la durata della serie; unica lamentela le spalle e la schiena dei personaggi maschili, a volte troppo, troppo enormi e sproporzionate. La bellezza della schiena di un nuotatore è indiscutibile ma è un attimo scivolare nell’eccesso e tirar fuori un armadio a quattro ante.
Anche stavolta un occhio di riguardo viene dato alle sequenze acquatiche, che si tratti dell’acqua di una piscina il cui muro è infranto dalle forti braccia di chi nuota, o anche solo di quella che sgorga da un rubinetto.

Sul fronte sonoro si continua sulla solita strada, rimanendo in linea sia per il doppiaggio (in cui pure gli ormai cresciuti Asahi e Ikuya ritrovano i loro seiyuu) che per le musiche, in particolare opening ed endig sempre a cura, rispettivamente, di OLDCODEX e Style Five.

Al timone della serie non troviamo più Hiroko Utsumi ma Eisaku Kawanami, che già aveva lavorato al buon High Speed. Forse ciò che manca al Free! di Kawanami è la vena briosa della Utsumi, impegnata stavolta a dirigere Banana Fish.

 

Perché alla fin fine, amo questo luogo
(Rising Free)

 

Free! è uno di quei titoli che ti lega a sé, che forma un legame stretto con il suo spettatore e che riesce a mantenerlo saldo nonostante gli scivoloni. Il kizuna di Free! ad un certo punto lo senti dentro e finisci per amare comunque anche una serie che poteva essere (ancora) migliore. C’è una buona parte di soggettività nel giudicare Free? Sì, inutile negarlo, è come quell’amico che sbaglia e a volte vorresti prendere a calci nel sedere ma che puntualmente ti trasmette sentimenti ed emozioni forti e bellissime e per il quale non puoi fare altro che provare un affetto immenso.
Per una serie la cui trama poteva nascere e morire con la prima stagione, giungere alla terza è una bella sfida e magari la vittoria non è stata proprio totale. Però se siamo qui, ora, e abbiamo sentito quel legame con la serie e i personaggi  almeno una volta durante la visione di Dive to the Future, allora anche per questa volta Free! ha vinto la sua sfida.
Cosa di preciso ci riservi il futuro non ci è dato sapere, ma se è vero che l’estate ritorna sempre, anche dopo il lungo inverno, allora altrettanto potrebbe fare Free!, e forse non bisognerà attendere neanche troppo.

Nel frattempo ci limitiamo a lodare i geni delle famiglie Matsuoka e Mikoshiba, che a questa serie più che mai hanno dato il loro plus ultra.

 

Fonte Notizia




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